Consob e società di revisione: il silenzio colpevole

Moralità, etica, responsabilità, la restituzione di quanto è stato sottratto con l’inganno. Sono queste le richieste delle migliaia di risparmiatori e, in generale, di tutti i cittadini italiani che con i loro risparmi hanno deciso di dare fiducia al territorio e che si sono visti sottrarre, dalla sera alla mattina, i propri risparmi.

Il loro diritto al risarcimento risponde anche a un diritto della comunità nel suo insieme, il diritto alla trasparenza in qualcuno a cui si sta affidando il frutto dei sacrifici di una vita.

I risparmiatori si sono ritrovati truffati prima ed espropriati poi, il sistema Italia ha subito un altro pesante colpo sia in termini di perdita finanziaria che di credibilità davanti alla comunità internazionale, i soliti ignoti speculatori hanno fatto cassa, e i loro amici la faranno quando saranno emanate le disposizioni per la vendita dei crediti deteriorati della bad bank. Ma cosa sono i crediti deteriorati della bad bank? Un affare da centinaia di milioni di euro sul quale hanno già messo gli occhi i baroni della finanza europea e mondiale.

Mentre continua ad imperversare il dibattito e il rincorrersi di responsabilità, vi sono alcune circostanze, sotto gli occhi di tutti, che hanno portato al crollo dei quattro istituti salvati e che fanno sorgere ulteriori domande: la dilagante assenza e fraudolenza, da parte delle banche salvate, nell’adempimento degli obblighi informativi ai risparmiatori, la mancanza di un effettivo ed efficace controllo, da parte della Consob, sull’operato delle banche, l’impotenza della Banca d’Italia nella sua attività di vigilanza informativa, il favoritismo governativo del quale hanno beneficiato i banchieri a danno invece dei risparmiatori espropriati, il silenzio delle società di revisione contabile.

Gli apparati istituzionali, in violazione dei loro obblighi di legge, non hanno adempiuto alla loro funzione di controllo permettendo la circolazione di titoli altamente rischiosi (se non tossici) e consentendone la vendita a soggetti assolutamente non in grado di comprenderne il livello di rischiosità né tanto meno di avere una chiara idea di ciò su cui stavano investendo i loro risparmi.

In questo contesto, ciò che rileva è l’inosservanza da parte degli organismi di vigilanza Italiani ai richiami dell’Europa, da un lato infatti già nel 2014 l’organismo di vigilanza europeo aveva evidenziato la posizione sfavorevole dei possessori di bonds subordinati rispetto a quelli ordinari, dall’altro, la Consob, nulla ha fatto per impedire che tali titoli subordinati venissero venduti come prodotti finanziari semplici quando invece è operazione ardua, anche per l’esperto, collocarli in un esatto scenario di rischio.

La Consob, già destinataria delle numerose previsioni normative che ne richiamano il dovere di controllo sul mercato e sugli operatori finanziari, nel 2011 è stata condannata dalla Cassazione al risarcimento del danno, nei confronti di alcuni investitori, come conseguenza dell’accertamento della responsabilità extracontrattuale dell’istituto di vigilanza per non aver operato diligentemente nell’ambito dei suoi poteri di controllo.

C’è poi un’altra categoria di operatori del mercato finanziario che molto spesso, sfugge all’attenzione mediatica ma fortunatamente non a quella giudiziaria: le società di revisione contabile. E’ un dato di fatto che proprio questa ultima categoria di soggetti, per le dimensioni e per il ruolo che rivestono nel mercato finanziario non potevano non conoscere, in tempo reale, lo stato di dissesto delle quattro banche. Costituisce anche in questo caso un precedente giurisprudenziale la condanna, pronunciata nel 2008 dal Tribunale di Milano, di una società di revisione contabile per responsabilità extracontrattuale nei confronti di  “coloro che abbiano investito i propri risparmi nell’acquisto di azioni e obbligazioni emesse da una società per azioni quotata in borsa” , allorché “nell’esercizio dell’attività di revisione non siano state rilevate, per difetto della dovuta diligenza, falsità materiali, irregolarità formali, carenza di informazioni e informativa fuorviante”.

Da parte sua, il Governo, anziché intervenire per far accertare le responsabilità, ha posto in essere, con il Decreto Salva Banche, una operazione politica e finanziaria dal background criminale, nella quale i risparmiatori sono stati derubati due volte: la prima da chi ha venduto loro prodotti inadeguati al loro profilo, nascondendo il profondo stato di dissesto economico nel quale gli istituti di credito emittenti versavano; e la seconda dal Governo e dagli apparati istituzionali nel loro insieme (in particolare modo da quelli preposti alla controllo del mercato finanziario quali Banca d’Italia e Consob). Il Governo, clamorosamente e personalmente in conflitto di interessi con le Banche fallite, ha prima azzerato i risparmi di una vita di decine di migliaia di risparmiatori e poi intende dare ai propri amici il pacchetto crediti deteriorati della bad bank che frutterà miliardi, e che invece potrebbe essere utilizzato per compensare i risparmiatori truffati.

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