Omesso Controllo

Sono trascorsi esattamente 4 mesi dall’approvazione del decreto che ha derubato miliardi di euro dalle tasche di onesti risparmiatori.
Tra innumerevoli polemiche e infinite promesse, il depistaggio di regime fa si che tra tutti i soggetti coinvolti in questa scandalosa vicenda, vale a dire dirigenti bancari direttamente responsabili, Governo, Banca D’Italia, Consob, Società di Revisione Contabile, soltanto la categoria dei risparmiatori sia quella che ha perso tutto ed è in attesa di ricevere giustizia.

I risparmiatori però non si danno per vinti e grazie al proseguimento delle indagini in corso, con l’aiuto di esperti del settore, vengono a conoscenza di nuove possibilità di risarcimento.

Come confermato dalle principali testate giornalistiche nazionali, sembrano infatti emergere responsabilità dirette della Consob e di Banca Italia le cui posizioni sono al vaglio dei PM. Scrive il quotidiano Repubblica.it “Se la procura di Arezzo troverà riscontri sull’ipotesi di omessa vigilanza, manderà tutta la documentazione alla procura di Roma per competenza territoriale. E lo stesso nel caso in cui emergano controlli carenti da parte della Consob. Banca Etruria è infatti una spa quotata in borsa, e l’agenzia doveva monitorare la massiccia emissione di obbligazioni subordinate nel 2013”.

Anche ilTempo.it riporta notizie analoghe sulla fondatezza di profili di responsabilità degli enti preposti al controlloLa Consob non avrebbe esercitato i suoi poteri di vigilanza. Sull’emissione delle obbligazioni subordinate di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e del Lazio e CariChieti, con cui sarebbero stati riversati i debiti degli istituti sui piccoli azionisti, non ci sarebbe stato alcun veto dell’Autorità di vigilanza. Questa l’ipotesi che si fa largo alla Procura di Roma, dove il procuratore capo Giuseppe Pignatone coordina un’inchiesta sugli effetti del «salva banche», il decreto legislativo 180 del 2015 che ha recepito una direttiva dell’Unione europea (Attuazione della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento).  Anche il settimanale Panorama pone in risalto responsabilità istituzionali, – lo stesso commissario europeo per la stabilità finanziaria Jonathan Hill, oltre ad aver definito i bond subordinati venduti come  “Prodotti inadatti ai risparmiatori”. Con le sue dichiarazioni – prosegue il settimanale- il commissario Hill ha di fatto chiamato in causa le autorità di vigilanza italiane, cioè la Banca d’Italia e la Consob, che avrebbero dovuto evitare il danno causato ai risparmiatori dai titoli emessi dai 4 istituti.

Tali profili di responsabilità vengono considerati da più parti attendibili: La Consob sapeva. L’ Authority di vigilanza del mercato borsistico guidata da Giuseppe Vegas era a conoscenza della scarsa qualità del prodotto che Banca Etruria stava mettendo sul mercato, in quell’ aprile 2013: 110 milioni di euro di obbligazioni subordinate con fattori di rischio elevatissimi. Soprattutto, sapeva a chi la Popolare aveva intenzione di vendere i titoli, nell’ ultima, disperata, manovra per mettere a posto i conti: ai clienti della stessa Banca Etruria. Non agli investitori cosiddetti “istituzionali”, cioè gli altri istituti bancari, i fondi di investimento, le finanziarie, come la prudenza avrebbe suggerito. Banca Etruria chiedeva a Consob di poterli vendere ai normali cittadini, meglio se già clienti. E la Consob autorizzò. (Dagospia.it).

Dall’altro lato sembrano delinearsi azioni di responsabilità anche nei confronti dei revisori dei bilanci. Come pubblicato dal Sole24Ore “L’ipotesi è quella riguardante l’azione che sarebbe adesso al vaglio di Giuseppe Santoni, commissario liquidatore della Banca Popolare dell’Etruria il quale, starebbe valutando la possibilità di intraprendere un’azione di responsabilità anche nei confronti della Price Waterhouse Coopers, realtà che si è occupata di revisionare i bilanci delle banche salvate dal 2007 al 2012. I dubbi riguarderebbero la stabilità dei conti e le conseguenti svalutazioni della BPEL riportante nel 2014”.  […] La questione delle azioni di responsabilità è collegata ai rimborsi dei risparmiatori che hanno subìto i danni maggiori con l’azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate delle quattro banche salvate, […] l’eventuale reperimento di risorse attraverso le azioni di responsabilità potrebbe consentire infatti di elevare la disponibilità di 100 milioni predisposta dal Governo (anche se bisognerà attendere l’esito del giudizio).

Sempre sulla responsabilità dei revisori contabiliAmmontano a 264 milioni di euro i danni che Banca Marche ha imputato agli ex vertici dell’istituto dopo l’analisi di 37 finanziamenti che hanno causato alla banca una vera e propria voragine patrimoniale, pratiche approvate anche davanti a criticità dei prenditori o senza che fossero state inoltrate preventivamente ai consiglieri, così come proposte di fido il cui via libera era in alcuni casi arrivato senza i bilanci delle società o senza valutazioni sulla possibilità di rimborso. Gli ex vertici, a parere dell’istituto, avrebbero operato con “inescusabili violazioni di legge, della normativa della Banca d’Italia e del regolamento della stessa banca” (Cronachemaceratesi.it).

Ciò che ne risulta è un quadro a tinte fosche, dove responsabilità istituzionali per mancata vigilanza si intrecciano all’operato in malafede di dirigenti bancari disonesti, il tutto sotto il beneplacito di coloro che avrebbero dovuto vigilare e garantire la trasparenza e correttezza delle informazioni trasmesse ai risparmiatori.

Diverse opzioni di intervento sono in corso di analisi da parte di Difesa Risparmiatori, che attraverso ricerche ed indagini in sinergia con l’Unione degli Azionisti e degli Obbligazionisti sta studiando e valutando, alla luce dei più recenti sviluppi, le azioni legali da intraprendere.

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