Salvataggio MPS: Inverno caldo per gli investitori italiani

Lontana dall’essere risolta con il bail out statale contenuto nel Decreto Legge 23 dicembre 2016, n. 237 (meglio conosciuto come Decreto Salva Risparmio), che stanzia 20 miliardi di Euro in favore di Banca Monte dei Paschi di Siena (addebitandoli ai contribuenti), la crisi dell’apparato creditizio italiano rischia di esplodere nei prossimi mesi, quando cioè verranno allo scoperto le inefficienze politiche e strutturali di un sistema bancario e finanziario malato nell’anima e nel corpo.

Ciò che sta accadendo in favore di MPS attraverso l’altisonante Decreto Salva Risparmio, non può non riportare alla mente quanto avvenuto poco più di un anno fa con il Decreto Salva Banche. Comune denominatore ad entrambe le situazioni è stata la violazione di diritti costituzionalmente garantiti e norme in materia finanziaria con rilevanza penale.

Iniziando dai diritti costituzionali: 1) Con il Decreto Salva Risparmio, circostanze uguali come la situazione di dissesto generale che accomuna MPS e tutti gli istituti di credito destinatari del Decreto Salva Banche, sono state gestite in maniera diversa, ponendo in essere, in questo modo, una discriminazione tra gli investitori che poco più di un anno fa hanno visto azzerati i propri titoli, al contrario di altri che, invece, nel dicembre del 2016 sono stati salvati dallo Stato, con conseguente ed evidente violazione del diritto di uguaglianza garantito dall’articolo 3 della Costituzione e della normativa europea sulla gestione delle crisi bancarie, in danno di tutti i cittadini italiani che hanno visto aumentare ulteriormente il debito pubblico.

2) Si ricorda inoltre che, come denunciato dall’Unione Azionisti e Obbligazionisti, con il Decreto Salva Banche era stata messa in atto la violazione dello stesso diritto al risparmio sancito dall’articolo 47 della Costituzione allorché Consob e Banca d’Italia, venendo meno al loro dovere di vigilanza sugli intermediari finanziari, hanno consentito lo scellerato operato degli individui alla guida delle banche fallite, in danno delle migliaia di azionisti e obbligazionisti che negli stessi istituti di credito avevano investito i propri risparmi.

Molte sono pertanto le analogie con quanto accaduto nel novembre del 2015: attraverso il decreto Salva Risparmio un governo non eletto pone in essere interventi di natura finanziaria che riguardano non solo gli investitori dell’istituto in dissesto, ma tutti cittadini italiani in quanto viene aumentato il debito pubblico di 20 miliardi di Euro. Inoltre, oggi, come allora, il dissesto è dovuto a gestioni fraudolente da parte degli organi dirigenti che, come sopra anticipato, hanno dato luogo a responsabilità penali di chi le ha poste in essere, il tutto sotto lo sguardo inerte della classe politica, ma non degli organi inquirenti.

E’ infatti anche grazie agli inquirenti che si deve la possibilità, per gli azionisti e obbligazionisti coinvolti nel Decreto Salva Banche, di far valere i propri diritti in sede giudiziaria (va ricordato che gli investitori e risparmiatori in MPS non sono al sicuro da un eventuale bail in).

Unione Azionisti e Obbligazionisti, in sinergia con il network di professionisti legali Difesa Risparmiatori e la rete di divulgazione ed educazione finanziaria Difesa Risparmio, sta raccogliendo le adesioni per la partecipazione ad azioni collettive ed individuali contro gli ex organi dirigenti e le società di revisione degli istituti destinatari del Decreto Salva Banche.

La tesi accusatoria dell’Unione Azionisti e Obbligazionisti si arricchisce pertanto di importanti fondamenti di fatto e di diritto sui quali si basano le azioni civili ed individuali promosse. E’ pertanto di fondamentale importanza in questo momento, per tutti colore che intendano unirsi a questa battaglia collettiva, o intraprenderne una individuale a difesa di diritti costituzionalmente garantiti, identificare la propria posizione di azionista od obbligazionista al fine di impostare la strategia giudiziaria.

Per ulteriori informazioni si prega di seguire il link alla pagina di contatto.

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